Costruita con le mie mani in piena estate, smontata con le mie mani in (quasi) piena estate. La prova materiale del fatto che le cose, nella vita, arrivano servono e passano. Forse come le persone. Forse, più realisticamente, come la vita stessa.
Mi ricordo quel sabato di agosto 2020, caldissimo, che avevamo paura anche a sudare per non contagiare qualcuno col Covid, che si circolava a stento e con un po’ di attenzione, avendo cura dell’altro, in mezzo all’umanità impazzita improvvisamente liberata dalla gabbia. Mi ricordo pomeriggi rubati al lavoro a cercare piatti bicchieri, posate (e non immaginate quanto sia lunga la lista di cose per una casa vuota da riempire in pochi giorni per farci stare bene i miei amati “nonfigli”). E mi ricordo notti a ringraziare l’universo che almeno era agosto e le non vacanze non erano così male. Avevo tempo di dedicarci a noi.
Il 2020, un anno pieno di “non”, vero, è un anno in cui Luigi ha fatto questa una importante (prendere Casa BoA) perchè potessimo avere un luogo dove sentirci famiglia, e dove spero, onestamente, cuccioli miei, vi siate sentiti.
Ma quante cose abbiamo fatto tra tutto quel “non” del 2020 e tutti quei problemi dal 2024?
Non lo so, non mi ricordo bene. Ho una memoria diffusa, avvolgente, tiepida, di cose belle e fatte insieme. Qui a CasaBoA, a Segrate, alla Domus Aurea, a Numana. Ricordi fortissimi di una vita come avrei sempre voluto e non avrei mai pensato di avere la fortuna di poter vivere. Come i ricordi mai scritti in letteratura di “quella del culo di Cenerentola”, che se la buttiamo sulla dimensione del culo (il mio) non abbiamo dubbi, ma se parliamo della fortuna?
Ho trovato quattro ragazzi così (papà incluso e cinque se ci mettiamo anche Rambo), con le loro strampalate e intelligenti compagne di strada (me compresa). Come potrei non continuare a chiedermi quanta fortuna ho avuto?
Questa casina racconta la storia di quella fortuna, profuma della storia di quella fortuna, perché per Luigi il mio appartamento a Segrate che io chiamavo Ground Zero era troppo piccolo, e questa casina è poco più grande.
Invece ci stiamo in tanti anche adesso, anche se siamo tuti “grossi o grasse”.
Ci siamo stati così in tanti che ho fatto 14 ore di viaggio e 20 ore di lavoro per metterla in piedi in una settimana ed accogliere tutta la famiglia a Ferragosto. Ci siamo stati così in tanti che ci sono venuti anche il nonno e la nonna, e Francesco ha guardato il pensile che c’è sopra la mia testa in cucina e ha detto che era appeso bene. Ci siamo stati proprio tutti qui, sono venuti anche i miei genitori. È stata l’unica casa in cui la nostra piccola famiglia piena di grandi affetti, o la nostra grande famiglia piena di arcobaleni, ha potuto vivere almeno 10 minuti tutta insieme. Una casina meravigliosa, anche se a Bologna fa sempre un freddo cane o un caldo boia.
Questa casina l’abbiamo costruita, vissuta molto più da voi che da me, e amata molto. Avete aggiunto un videoproiettore, un contesto di Lego, pezzi di vestiti abbandonati per caso, un rifacimento strutturale e molto sano della dispensa, le foto di Luigi appese alle pareti, i libri, pochi o tanti, che ciascuno di noi ha letto.
Questa casina è stata, per cinque anni e 10 mesi, la nostra casa – quella di tutti e tutte.
Adesso ci tocca tornare alla versione precedente, in cui necessariamente qualcuno si sente ospite di qualcun altro (anche se Luigi ed io speravamo che la Domus Aurea fosse a casa di tutti e tutte) perché a questo ci costringono altre forze, alcune di natura socioeconomica ed altre – a mio avviso, ben più aberranti – di natura disaffettiva. Quando qualcuno ti vuole male, devi trovare un modo per difenderti. E questo, purtroppo, sia per il mio grande amore sia per me, è l’unico modo per difenderci. Rinunciare a un luogo che abbiamo scelto e costruito per il benessere della famiglia, perché il mondo ci costringe a rinunciare a qualcosa di materiale per cercare di preservare un delicatissimo equilibrio emotivo tra persone ricche di emozioni, di fatiche, di aspirazioni e forse anche di difetti (però in questo momento, io i difetti li metto in ultimo piano, anche i miei anche se sono peggiori).
Stare seduta da sola, nel pieno di un sabato pomeriggio, in casa BoA per me è la cosa più normale e desolante del mondo, oggi.
Sono al mio posto, con le mie esattezze, disattitudini e dolori con cui cerco di fare i conti, e vedo la casa smontata. Quello che possiamo lo portiamo a Lumana, quello che riusciamo troverà posto in Domus Aurea; tutto il resto finirà in degli scatoloni per i figli (cose che ovviamente voi non userete mai come noi non usiamo ciò che i nostri genitori hanno messo via per noi). Ma ripercorrendo un errore esistenziale, figlio di un tracciato neuronale incolmabile, anziché donare alla Caritas o a chi ha bisogno supponiamo che Lorenzo o Paolo o Diego ci chiediate un giorno se abbiamo un Minipimer. Come se non sapessimo che nessuna donna vuole il Minipimer di un’altra, figuriamoci quella della stepmum (che nel mio caso pare, più che altro, l’abusiva).
Però, sempre questa casina, è il posto che ci ha regalato il brodo viola (mai più manifestatosi) con cui Elena ed io scoprimmo di poterci voler bene, un ferragosto coi nonni che raccontavano la storia da cui provenite e che mai avrebbe potuto ripetersi visto che il nonno non c’è più; lunghe partite a carte o al domino cubano; una bottiglia di rhum entrata e mai più uscita da questa casa grazie a Roberto; le note di diversità ed inclusione del quartiere della Bolognina, che se non le respiri non capisci cosa sia vivere in mezzo agli altri in una comunità quasi coesa; il pesce il sabato mattina, papà che va a nuotare sereno, Chiara che passa, sempre correndo, e si sente a casa anche se non c’è mai.
So che non ci sono mai, ragazzi miei, vorrei che mi diceste che non è proprio “mai”, vorrei che mi diceste che mi capite. Non so come sono finita in questo tunnel di solitudine e cose da fare che mi impediscono di gioire insieme a voi di una giornata con sette ore di viaggio sotto il sole bollente per portare le nostre cose a Lumana. Spero che sappiate che mai ho pensato di mancarvi di attenzioni né di rispetto. Sto molto male, e questo è risaputo, quindi forse non serve neanche approfondire, ma la vita mi ha insegnato che la precisione con cui ho costruito questa casa non è la stessa che devo usare nella vita; il mondo non apprezza le persone come me che dicono quello che pensano e fanno quello che dicono anche se è molto costoso; io con voi continuerò a farlo e quindi a smontare questa casa, rispettando i vostri desideri, a mettere negli scatoloni ciò che vi servirà (o si potrà riciclare) e donare ciò che non servirà a nessuno; a recuperare tutto il tempo che non vi ho dedicato permettendo alle persone più furbe ed opportuniste di me di usarmi fino a che avevano bisogno..
Da oggi, sapendo che la mia è una dote ed un difetto assieme, mi impegno a usare solo la dote (e quindi portare i piatti belli di questa casa colorata a Numana) e mandare a quel paese tutte le persone che mi usano come si fosse uno strofinaccio e poi mi buttano nel bidone anziché mettermi in lavatrice.
Ho cambiato tante case, ho svuotato tante case. Questa mi fa soffrire, perché era la nostra e non ce ne sarà più un’altra.
Voi figli prenderete la vostra strada, chissà cosa farà papà., io qui avevo costruito un nuovo luogo per tutti noi, in cui voi avete sempre rispettato anche le mie ossessioni per l’ordine, l’igiene ed il profumo. Metà l’abbiamo già smontato. L’altra metà lo smontiamo domani.
Un po’ sento nostalgia di un posto in cui non potrò più tornare, un po’ mi chiedo se avrò mai la fortuna di avere un posto dove stare tutti insieme proprio come quel giorno in cui papà ed io ci siamo sposati e sembrava che sarebbe andato tutto bene e invece col cazzo che è andato tutto bene.
Come mi hai insegnato mio padre: fai il massimo tanto il massimo basta. Il massimo non è mai bastato per nessuno. Io non so più cosa fare (tranne un testamento che statuisca che tutto ciò che è mio, per il poco che sia, è vostro).
Adesso mi metto a lavorare e poi torno di là e impacchetto di qualcosa.
Grazie per aver dato un senso alla fatica che ho fatto in quell’agosto del 2020.
Spero che vi sia stata utile in questi anni in cui tutti e quattro rischiavate di rimanere in trappola, e invece, forse, avete avuto una casa.