Questo vi auguro, amici, amiche, persone che stimo, apprezzo e per cui provo affetto, pezzi di anima sparsi nel mondo: che queste feste (cattoliche o meno) vi portino o vi permettano la serenità di una vita tonda e coerente, magari anche con qualche schiaffo, ma che vi permetta di camminare eretti e dignitosi, senza tasche appesantite da inutili sassi, rami secchi o desideri inascoltati.
Venti giorni fa precisi esatti sono andata al Lirico Gaber ad ascoltare Mario Calabresi, Benedetta Tobagi e Sara Poma; è stato senza dubbio uno degli spettacoli più intensi e riflessivi che abbia visto (e se considerate che sono un’amante del teatro, ed in particolare di quello civico, pare inusitata come affermazione). Delle tante, la canzone con cui il team di autori ed autrici accompagna e lascia il pubblico è “nata sotto il segno dei pesci” di Antonello Venditti, che solo chi è nato negli anni ’70 effettivamente può ricordare con qualche sensazione (pur lontana) che non sia solo quella di una canzonetta. Sono uscita dal teatro pensando che era tutto ok, che ho capito perchè sono così, perchè sento addosso il sangue la violenza e la paura degli anni ’70, perchè ne trasporto con me l’indomita lotta per i diritti fondamentali ed insieme la tolleranza e la compassione che il compromesso chiede per permettere che la rivoluzione si possa fare in maniera pacifica. Venti giorni fa precisi esatti pensavo ad essere riuscita a dare la svolta a quest’anno difficile che sta finendo ed affacciarmi ai giorni (che per me sono sempre molto forti emozionalmente) che vanno dal solstizio d’inverno alla dodicesima notte con positività e futuro.
E invece no. In tre settimane ho preso (di nuovo) tre badili di letame da spalare, e schiaffi, tanti schiaffi. E pugni nello stomaco e calci negli stinchi. Pugni così forti e ben precisamente assestati che ho conati di vomito dal dolore, e so che ciascuno è stato assestato ad hoc.
Sento male, tanto male, così tanto male che è la Vigilia di Natale ed io vorrei essere ovunque tranne che qui, anzi ovunque tranne che in qualunque posto del mondo. Sento tanto male che vorrei non esserci, soffocare a testa in giù in un barile di vino cattivo, perchè dare così tanto amore ed attenzione e profondere così tanta passione e ricevere vilipendio, arroganza ignorante, aggressività passiva e mistificazione è, semplicemente, umanamente insopportabile. Umanamente insostenibile.
Ho lavorato su questo tema in queste tre settimane, ed è per questo che, anche se non sembra positiva, questa è la matrice profonda e sincera del mio augurio di oggi: qualunque cosa siate, siate ciò che siete e fatelo con onestà, trasparenza, gentilezza e coraggio. Nessuno di questi atteggiamenti provoca violenza, nessuno di questi stili perde di fronte alla mistificazione, all’arroganza o all’aggressività passiva. Per l’ignoranza non c’è niente da fare (ma la distanza è sempre una buona strumentazione da tenere nella cassetta degli attrezzi).
Di una cosa sono certa: in quest’anno ho fatto tante cose. Troppe cose. Ho lavorato circa duemilacinquecento ore, investito risorse, tempo e denaro in progetti altrui, creduto in persone scorrette. Mi sono fatta “un culo così” e mai per un secondo ho pensato a me. Appena ho cominciato a farlo (senza privare nessuno di niente) il mondo ha cominciato a rivoltarmisi contro: non è possibile che il computer di bordo sbagli, non è possibile che il cervello di Chiara dimentichi, non è possibile che tu sia stanca, non è educato o rispettoso delle persone giovani che tu abbia attacchi di panico in pubblico. Addirittura, mi son sentita dire che le persone nella mia azienda si sentono in pericolo di ritorsioni se esprimono la loro opinione. Questa roba mi vien da vomitare a scriverla, non so a voi a leggerla.
Comunque il messaggio era chiaro: non è giusto che tu sia tu. Come mi sono sempre sentita nella vita: che se non sono come vi vogliono gli altri allora non ho diritto di esistere.
E invece no: è giusto, che io sia io e va bene che io sia così. Terribile ma anche amabile, nonché dotata di qualche indiscussa dote (che molto spesso viene comoda a chi di me riconosce solo la “terribile”).
Di un’altra cosa sono certa: non ho sbagliato niente tranne a non ascoltarmi. Io so che sono originale e complessa, ma non sono pazza; io so di chi non è intelligente fidarsi, io riconosco le persone che non mi apprezzano nè mi stimano ma mi si strusciano addosso solo perchè sono utile. Io sono alta, libera, onesta e trasparente, oltre che sincera (che vuol dire anche schietta e aggressiva, ma almeno quando parli con me sai con chi stai parlando). Le persone vili, infide, immature o truffaldine che in questo anno hanno intenzionalmente colpito ogni mio lato debole per farmi a pezzi hanno dei problemi, non io. Il fatto che a pezzi stasera ci sia io non depone a mio favore, ma è per questo che viene il solstizio d’inverno ed il tempo fino all’epifania: per esprimersi.
Alcune delle persone a cui ho cercato di spiegare cose, trasmettere esperienze, insegnare valori che nel mio mondo si trasmettono di generazione in generazione, mi hanno risposto un una coltellata al fianco o con uno sputo in faccia. Capisco che non meritavano la mia attenzione, questo è certo, ma com’era quella cosa di “porgere l’altra guancia”? Di che si tratta quindi, mentre ci avviciniamo all’altro momento importante della vita dei cattolici, cioè la nascita di Gesù, se non capire cosa volesse dire quella cosa di “porgere l’altra guancia”? Vuol dire che aveva ragione Ligabue: c’è una linea sottile tra tacere e subire.
Sono le sette della Vigilia di Natale, devo andare a preparare la mia parte di cena, ho più occhiaie che anima e piango come una bambina chiusa da sola in una stanza al buio, ma mi riconosco e mi voglio bene così. Una come me non si lascia un’ora da sola in una stanza al buio, e chi lo fa ridendo è, semplicemente, uno stronzo (al maschile universale così ricomprendo anche le donne senza che si sentano chiamate in causa).
Questo è il mio augurio, mie care e cari pezzi di cuore. Lasciate che sia, vogliatevi bene così. Siate all’altezza di voi stessi, e ricordatevi che siete tutti e tutte persone gentili e coraggiose. Abbiate il coraggio di farvi guardare, ogni mattina, da una che vi guarda così e continuate a sentirvi amati per ciò che siete.
(Ai miei tre figli maschi preciso… non preoccupatevi: ci basta Futura!)
