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Kokedama di Natale

“Briefly unavailable for scheduled maintenance. Check back in a minute.”

Non è un messaggio confortante, se me lo propone il backend del Guscio dal quale sto per mandarvi gli auguri, ma è il messaggio che avrei voglia di pubblicare io – con una cartellonistica analogica e digitale smodata – per qualche giorno.

Già, perché è stato un anno durissimo, forse il più duro che io ricordi (anche se ne ho spalato, di fango, in questa vita non più tanto breve).

Chi mi conosce bene sa che io tiro sempre le fila tra il solstizio d’inverno e l’ultimo dell’anno, e poi scrivo. Mi sa però che è qualche anno che non scrivo. E non credo sia stato un buon segno.

Ma c’è un senso ed un tempo per ogni cosa nella vita, e allora magari quello passato è stato il tempo del silenzio. Quest’anno che se ne va mi ha portato una derrata di consapevolezze di quelle che ti dicono che stai diventando grande (o vecchia?).

Due amici persi, o mai trovati; due licenziamenti; diversi pessimi consulenti; ansiolitici, sonniferi e steatosi; dieci kg in più sulla bilancia (di nuovo); notti insonni, angosce profonde, ricordi che tornano su dal passato come alghe soffocanti arrotolate intorno al collo; caviglie sfasciate; partite perse; delusioni cocenti; figli, genitori, fratelli e sorelle che fanno tutto il contrario di quello che speravi. Si direbbe un disastro.

Invece penso di no. Perchè Fabiano mi ha insegnato che nessuno può contare i goal che non ha segnato e Romina mi ha insegnato che ho imparato a permettermi di essere come voglio e non necessariamente super.

Penso che alle persone come me tocchi, ciclicamente, il passaggio nel cerchio di fuoco, per ricordarci che abbiamo un ruolo nel mondo e un senso nella vita che superano le ristrette nicchie occupate dalle nostre cellule. Avere un compito più grande significa portarne il peso, con grazia, molto più che la soddisfazione con gioia.

Quasi due anni che non scrivo, perché ho perso la forza di resistere al sonno. Gli ultimi mesi, massacranti di fatica e di critiche, mi hanno risparata sulla luna – dove notoriamente, da brava aliena resiliente e spavalda che sono, mi trovo alla grande. Sparata sulla luna da un razzo col motore elettrico mi ritrovo stanca ma non appassita, grassa ma sempre bella, affaticata e tremendamente viva, pronta ad affacciarmi all’anno del Serpente (che è il mio), ed evidentemente – intuisco – pronta alla muta.

Scelgo puntualmente ciascuna ed ognuno di voi, destinatari e destinatarie di questo messaggio, per augurarvi un buon Natale se siete Cristiani o un buon momento di pausa, riflessione e concentrazione dell’energia dell’amore se non lo siete. E soprattutto… davvero… un felice anno che viene, perché il presente è la vita ed il futuro la nostra possibilità di esprimerci, finché c’è.

Stan qui con me, a farvi gli auguri, Ludovico Einaudi (Andare), Paolo Fresu con Daniele Di Bonaventura (Adeste Fideles), Antonella Ruggiero (Guantanamera), Bruce Springsteen (Born to Run) e Fiorella Mannoia (C’è Tempo).

Vi auguro di guardarvi intorno e vedere, in casa, oggetti che vi fanno sentire al caldo, un raggio di sole fuori dalla finestra, persone che passano e vi travolgono con un bacio accorato. Vi auguro di ascoltare musica buona, avvolgente e profonda, sacra, latina e jazz (perchè solleva lo spirito) e poi note di Louis Armstrong che canta “the Bare Necessities” perchè “ci bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, quel tanto che ci basta per campar…”.

Vi auguro pasti appetitosi, più buoni che pantagruelici, e di dividerli con chi vi ama e vi rispetta. E vi auguro, se avanza qualcosa, di portarlo a chi ne ha bisogno, perché nemmeno immaginiamo quante e quanti siano ad averne.

Vi auguro giorni di sole per camminare all’aperto e di nebbia fitta per giocare a carte in casa, notti di risate e conversazioni, e poi lunghi sonni rigeneranti per caricare le batterie di una vita che non finisce mai, finchè c’è; perchè poi termina (e se l’hai sprecata è un peccato).

Vi auguro, per l’anno che verrà, di cominciare a trovare quel che state cercando di realizzare, piccolo o grande, materiale o immateriale, desiderato o sognato.

Vi auguro un freddo glaciale in cui accorgervi che siamo soli ma che se ci guardiamo intorno qualcuno c’è; una primavera di quelle che ci si stacca la pelle per il fastidio ed una fioritura timida ma potente delle cose su cui state “lavorando”, di viola giallo turchino e bianco; vi auguro una estate sudata come l’amore a 18 anni, piena di passione, risate e “con la protezione zero spalmata intorno al cuore”; vi auguro un autunno pieno zeppo di colori e foglie che cadono e ciclamini che fioriscono, note di pianoforte, lacrime ed emozioni.

Potessi, regalerei a ciascuna e ciascuno di voi un Elleboro, meraviglioso fiore bianco dell’inverno, che porta con sé la speranza ed il calore della bellezza anche quando fa freddo e magari la vita non va tutta liscia.

Buon Natale e buon 2025, compagni e compagne di avventura e pezzi di cuore.

Per me è stato un anno durissimo, ma mi ha riportato quelle amiche da cui non voglio separarmi, la voglia di ballare, il sogno di costruire Astheria, la capacità di sedurre, la percezione di me stessa come bella anche se sono “curva”, la necessità di scrivere, alcune persone che mi ascoltano anche quando dico cose che non gradiscono, perché credono in me. Forse, in questo 2024 così faticoso, ho scavato così in fondo da scoprire chi sono e desiderare di stare, io, con me.

Non ho augurio migliore per ciascuna e ciascuno di voi: spero che tutto ciò che vi è passato addosso vi sia utile per scegliere chi volete essere e quanto e come volete amare.

Io vi amo, profondamente, ciascuna e ciascuno, e vi voglio tenere nella mia vita, se vorrete.

1 commento su “Kokedama di Natale”

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