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A Benedetta

  • AliceD. 

Chissà se stai dormendo

La notte prima del mio diciottesimo compleanno ascoltavo questa canzone e speravo che – prima o poi – qualcuno cantasse a me così. Non avevo un’aria da signora, nessuno pensava a me, ero un batuffolo di emozioni pensieri e timidezze in cui la femminilità, la forza e l’ardimento (che ora mi contraddistinguono) si agitavano confusamente annodate.

Non stavo dormendo. Aspettavo di svegliarmi e sentire la canzone che suonava senza che io avessi schiacciato “play”.

Mi sono messa a piangere, anche adesso, in un misto di commozione, empatia e tenerezza, a ricordarmi di me (e pensare a te). Hai diciotto anni, piccola mia, e ti immagino emozionata come me, col mio vestito rosa che non è servito a niente ma è ancora nel mio armadio.

Non ci credere quando ti dicono che sei speciale, perchè non serve che te lo dicano: lo sei (“quello che sei, dove vai, ciò che vuoi, lo sai soltanto tu”.)

Il problema è che questa canzone la ascolti, te ne innamori, ma non la capisci. Il problema è che poi la vita fa delle cose strane. Quelle che vuole.

Hai diciotto anni e ti sembra che cambierà tutto e invece non: la vita va per toni, curve e ritmi, come la musica. Cambia piano e poi forte. Passa un lustro, forse due, e te ne accorgi. Ma nel frattempo? Nel frattempo ti senti sempre lì, con i libri, altri libri, un brufolo, il reggiseno che ti sta male, un vestito inadatto, un pensiero malespresso, una vocazione repressa, quella cosa che non hai mai detto, quella stupidaggine che non hai mai fatto, l’altra che passa con un fisico spaziale, il fidanzato sbagliato, un altro fidanzato sbagliato, un esame andato male, un colloquio andato peggio. Chi sono? Dove vado? Che faccio?

Pensa ad Alice. Chiudi gli occhi, ascolta il tuo cuore, pensa ad Alice. Ma non per il paese delle meraviglie (quello era un orrido, nel senso etimologico, dell’incubo di un matematico poeta). Pensa ad Alice per l’incontro col Brucaliffo (io so chi sei, ma tu lo sai chi sei?), pensa ad Alice davanti a tante porte con una sola chiave. Leggi e rileggi Lewis Carrol, solo per scoprire che non si capisce niente ma si può vivere tutto.

Verranno il fuoco, il buio. Verrà la notte, la tempesta, il freddo. Verrà la noia, la frustrazione, la voglia di arrendersi. Poi tornerà un raggio di sole, ti sembrerà tutto finito, e il giro ricomincerà. Se vuoi immaginarti la vita che verrà, guarda il corpo di un ulivo saraceno. Ti racconterà, molto meglio di me, come possiamo nascere e crescere solidi, direzionati secondo il vento, pieni di nodi e cavità, ricchi di segreti e profumi, anfratti per ospitare chi ha bisogno di un rifugio, con rami estesi al sole per nutrire il corpo e foglie sbandieranti coraggio e virtù anche ai venti più freddi.

Ho capito, in questi quasi trent’anni che ci separano, che pensavo ci fosse una sola strada e non è vero. Ce ne sono diverse e, facendo a tempo, si riesce anche a tornare indietro ed imboccarne un’altra. Ho imparato che si può sbagliare, chiedere scusa, ricominciare.

Ho imparato che ci sono un sacco di persone cattive, ma nessuno può “farci del male” perchè siamo noi a decidere fin dove farle passare. O meglio, ho imparato che ogni tanto sento male ma sono io che lo ho lasciato fare.

Ho imparato, piccola mia, che della vita fanno parte, insieme, la gioia estrema ed il dolore profondo. E che non potrai farci niente, tranne scegliere se attraversarli con tutta te stessa o meno.Verranno bombe di energia e botte di lacrime, ore di noia, silenzi, attese. Verranno angosce, notti insonni, ansie, palpitazioni, attese, verranno diete, digiuni e poi abbuffate, verranno sensi di colpa e spasmi di euforia, elenchi di cose non fatte, elenchi di cose da fare.

Verranno e non passeranno, perchè oggi compi diciotto anni però la vita è adesso: prima di oggi, da oggi in poi. Soprattutto adesso.

Quindi, se posso rimanere nella mia omonima trasparente e dissacrante me stessa, cara Benedetta, sappi che oggi non cambia niente, mentre cambia tutto. Tu sei e rimani la tua stessa perfetta e difettosa te stessa, sempre e mai abbastanza, alla ricerca ed espressione dei tuoi profondi significati.

Ciò che cambia, giuridicamente, è la tua capacità di agire.

Leggi il Codice Civile per cogliere le implicazioni, io te lo dico con la consapevolezza (laureata in economia) del cuore: da oggi sei responsabile delle tue scelte in senso proprio. Puoi combattere di più o arrenderti di più. Come se avessi le chiavi della macchina in cui hai sempre viaggiato senza sapere su quale sedile sei seduta. Nel giro della vita, sei sempre il conducente, se prendi un altro posto affar tuo, qualcuno guiderà.

Per scriverti ho ascoltato un sacco di canzoni, smesso di lavorare, pensato, ripensato, abbozzato. Ma mai cancellato. Perchè tu sei la piccola donna a cui vorrei raccontare che si diventa adulta e nessuno ti spiega come, anche se hai letto “Piccole donne”. Niente si cancella: su quel che si è fatto, scritto, detto, si costruisce.

Buon diciottesimo compleanno Benedetta, nipote dell’amore prima, dopo e nonostante il sangue.

Volevo dirti, in fondo, che sarai una donna stupenda.

E visto che la strada è lunga, sappi che avrai sempre una vecchia, dissoluta e strana, arguta, zia Chiara, ad ascoltarti.

Non so scrivere le poesie come nonno Francesco, ma sono convinta di avere un cuore consonante al suo e quindi al tuo.

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