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Diari della locomotiva

l’eclissi e l’equinozio

Mi vien voglia, di nuovo, di fare la rivoluzione.

Peccato che stavolta non ci sia niente da cambiare, perché ho già cambiato tutto così tante volte che in questo momento non si intravedono vecchiumi da buttare, posizioni da invertire, novità da abbracciare dopo aver fatto un po’ di spazio.

Come dovrebbe essere pienamente evidente dal punto di vista semantico, oggi fronteggio un attimo di perfetta stasi nel bel mezzo dell’equinozio di primavera. E’ tutto così essenziale che non ho neanche un casino da combinare.

Son stata così brava a ridurre tutto ai minimi termini e non aver bisogno di niente che son costretta, contro la mia inquieta natura, a sopportare questo istante di noiosissimo equilibrio senza potermi opporre né ribellare a niente.

Mi vien da ridere, proprio perché mi vien da piangere e non ce n’è alcun buon motivo. Salvo l’assurdo patimento di un momento immobile che non riesco a tollerare e che passerà da solo domani mattina quando la vita ricomincerà frenetica come le mie dita sulla tastiera.

Poi arriva un messaggio, quasi un segnale dalla provvidenza, che dice: non fermarti, non fermarti adesso. Stasera è come una Polaroid di quelle che ho visto al museo del MIT: l’istantanea di dove sono arrivata e di quanta fatica ho fatto per esser qui. Non fare stronzate, bambina, non tornare indietro.

Non ricostruire nemmeno uno solo dei castelli di sabbia con le pareti di gomma in cui hai saputo vivere.

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La locomotiva coi fiori

Son le dieci e mezza, rileggo il calendario, le cose da fare, i sogni. E finisco il prosecco che accompagnava sarde, erbette ed olive nere che la mia provvidenziale mamma ha fatto arrivare nel frigorifero di Ground Zero.

Ascolto Fresu, come sempre, quando devo riflettere. E poi cambio, sempre e sempre ed ancora. Resiliente ed ondivaga.

Le imposte sono chiuse, i vestiti per domani sono pronti. Lo Skywalker mi ha insegnato a proteggermi dalle intrusioni e dai ritardi.

Srotolo il mio fine settimana da Miss Wolf per ricordarmi che ho fatto, o quasi, tutto quello che dovevo (ed anche quello che volevo).

L’aria è un po’ pungente, qua fuori, ma profuma di primavera e quindi di speranza.

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dinanzi al sole che viene, un altro solstizio d’inverno

Ho fatto un’altra valigia, ho puntato un’altra sveglia. E tra sette ore risalgo in macchina, ancora, di nuovo, lontana.

Però,

mi sono anche ballata tutto il pavimento del salotto come quando avevo quattordici anni, e poi venti, e poi trentadue.

E mi preparo al solstizio d’inverno col cuore madido di sudore, fatica ed emozione bruciante.

Ed una playlist.

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back where I belong

Domenica d’autunno, c’è un tiepido raggio di sole sul terrazzo, caro Mr KL. Chissà come correvano, a Sepang, mentre ancora dormivo.

Qui è tornata l’ora solare ed io mi son svegliata presto da una notte intensa dei miei sogni da strega sulla strada della consapevolezza. L’intolleranza fisica di questo cambio di stagione mi impediva anche di fare colazione, quest’oggi. Allora mi sono concentrata, perché ho imparato in questi anni che il modo migliore che ho per reagire a tutto quello che non sopporto è dedicarmi a me. E piano piano sono anche riuscita ad aprire lo stomaco.

Ho sfogliato un po’ di passato scritto, per predispormi al divenire ed aprirmi alle conseguenze delle mie scelte. Ho intuito che sono ancora sulla buona strada che ho intrapreso tre anni fa, quando sono arrivata qui; due anni fa, quando ho buttato via le cose sbagliate; un anno fa, quando ho voluto farmi primavera e presenza davanti all’inverno che viene. Ed ho bevuto il succo di limone appena spremuto.

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un minuto di gioia

giornata entusiasmante. dovevo fare due cose, ne ho fatte altre dodici, ma son venute bene!

come tirava la locomotiva stamattina: che ebbrezza vitale vedere gli occhi luminosi di persone che vedono riaccendersi la speranza di dare il meglio di sè.

voi non lo sapete, ragazzi, ma con i vostri sguardi brillanti e le vostre teste accese avete dato il senso al mio lavoro. mi son sentita utile e preziosa. mi son sentita che lo si può davvero fare, il grande spettacolo.

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sere d’estate

Sveglia ore nove, colazione dei campioni (o meglio, come diceva il caro Aldo: fai una colazione da manuale e poi ti ammazzi di spritz).

Dieci ore di lavoro ben fatto, sul terrazzo assolato così e così, in questo agosto dal clima strano. In mezzo, però, ho pranzato e bevuto una sacrosanta birretta alla salute mia ed al mio caro Marco A., che si è ricordato di me nelle vacanze e mi ha mandato un bel SMS stamani, chiamandomi Chiarina.

Alle sei e mezza un messaggio e l’orologio che ticchetta in salotto mi han ricordato, tra un aereo che passa sul mio cielo ed un altro, che è vacanza.

Ho messo il timer. Alle sette si smette di scrivere relazioni.

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Estate alla rimessa dei treni

L’estate è arrivata anche qui, alla rimessa dei treni.

Tempo è, oramai, di rallentare, ridurre la pressione, smettere di sbuffare e lanciare fischi per segnalare il passaggio.

Tempo è, oramai, di fermarsi e fare un po’ di manutenzione ordinaria.

Gli ultimi cinque giorni di viaggio sono stati così lunghi e intensi che non ho ancora capito esattamente se mi son proprio fermata o se sto ancora rallentando: frenare un treno in corsa in due minuti è più difficile che lasciarlo andare fino a che l’inerzia non smorza il moto.

Che dire dei primi due giorni in stazione?

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diario dal mio treno per te che sei in viaggio

Ciao piccione viaggiatore nascosto dall’altra parte del pianeta: mi sembra tanto più strano del solito che stasera tu non sia qui, anche se in effetti dovrei essere abituata. Il fuso mi impedisce di telefonare, un po’ come quello che punse il dito della Bella Addormentata nel Bosco, e mi ricorda una cosa che facevo tanto tanto tempo fa, nell’altra vita: scrivere per sentirmi più vicina.

Non sono addormentata, so di essere bella e temo di non essere per niente modesta, e lo sappiamo bene tutti, tu io e i miei lettori di Guscio.

Ci provo già da oggi, ad abituarmi, e lo faccio per farmi il più bel regalo del mondo: ricominciare a scrivere. Troppo tempo che non scrivo. Troppo tempo in trappola, a credere in qualcosa in cui chissà mai se ha senso credere, e troppo tempo senza scrivere.

Allora stasera cambio idea: scelgo le parole. Scelgo di sedere qui, col bicchiere di rosso che i miei cari nuovi vicini mi hanno regalato con tanto amore e col pesce che la mia mamma, con ancor più amore, mi ha preparato. Siedo qui, ascolto la mia musica e scrivo, sulle note, le note della mia giornata stonata per te che da lì dove sei non le puoi ascoltare (soprattutto visto che dormi 😉 ).Leggi tutto »diario dal mio treno per te che sei in viaggio

Anche stavolta, in qualche modo, arrivederci

Ground Zero, Sabato 12 gennaio 2013.

Stasera scrivo con un po’ di tristezza. Forse anche con un po’ di rammarico, in effetti: dei viaggi, degli incontri, delle occasioni della vita, una delle cose che mi piace di meno sono i saluti.

E stasera scrivo per salutare.

Oggi ho scritto la lettera con cui lunedì rassegnerò le dimissioni.

Vi scrivo ora, non allora, per essere serena e lucida nel guardare le cose.

Lunedì potrei uscirne frantumata, conoscendomi.

Lo saprete dopo, ma io lo faccio ora. E per una volta non schiaccio ‘invia’ senza pensare.

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