Supernovae

Stepping on the stars” (Locke, Giuliani, Moroni) è il titolo dell’ultimo pezzo che ho ascoltato ieri sera prima di salire in macchina e tornare a casa.

E camminare sulle stelle è l’aspirazione che si è presentata fresca fresca al nostro tavolo, proprio ieri sera, tra un bicchiere di bianco, una sigaretta, una risata e un analcolico alla frutta.

Paolo mi raccontava di come abbia cambiato il suo imagelistener.com da blog a portfolio ed io pensavo, ma perchè? Perchè togliere il suono della parola al calore dell’immagine?

E così, tra un sorso e l’altro, abbiamo deciso di fare un esperimento artistico per allenare la creatività: lui sceglie una immagine, io ci metto le parole. Uno di noi sceglie la musica.

Dopo un lungo negoziato tragicomico con Giulia, abbiamo scelto il nome per questa piccola collana di perle che cerchiamo di mettere assieme: Supernovae.

Le Supernovae saranno una categoria di Guscio e di imagelistener, e quel che cercheremo di fare sono piccoli assaggi sinestestici di emozione e follia, forti e brillanti abbastanza da irradiare di luce la galassia partendo da un unico punto, come le supernove.

Forse perchè siamo figli delle stelle, o forse perchè ci vogliamo camminare.

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Farfalle

Il treno, il mare.

*Lei chiese la parola d’ordine, il codice d’ingresso al suo dolore.*

Non è dolore, è emozione.

Il cielo è plumbeo, il treno corre, il mare è increspato e nervoso, come se sopportasse l’umore di Alice e ne uscisse malmostoso e nevrotico, esattamente come lei. Leggi l’articolo completo

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Alice 3.0

Ricompari così, che pensavo fossi sparito nel nulla.

Ti dirò, veramente pensavo peggio. Pensavo che come tutti, anche tu alla lunga ti fossi stufato di me, delle mie paranoie, delle mie lune storte, pensavo che anche tu avessi trovato un culo più bello del mio da guardare (che poi neanche lo so se l’hai mai guardato, il mio culo).

E mi dici che invece ero io che ero fredda e scostante. Fredda e scostante, Chi, io?! Forse sì, hai ragione, c’è stato un momento in cui strillavo all’universo: lasciatemi stare. Sono stata stanca, dolente, malmostosa: lasciatemi stare. Se l’ho fatto, però, è stato davvero preterintenzionale.

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Parole sparse

Siedo al mio tavolo con dei pensieri confusi e arruffati nella testa, il sapore di un cubetto di parmigiano sulla lingua, la voglia di stappare quella bottiglia di Cinque Terre che è in frigo e a cui non posso avvicinarmi perchè, come dice Federica, sono in Ramadan (al secolo, a dieta ferrea).

Dopo due giorni che ascolto e riascolto Dalla, sono tornata al vecchio caro Ligabue, per ritrovare la concentrazione.

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Antologia della fantascienza

Febbraio di un anno bisesto, settimana con un martedì palindromo, preceduta da un venerdì diciassette: la fantascienza è ordinaria, in date siffatte.

E di colpo fanno tredici gradi al sole, dopo i meno dieci dei giorni scorsi, il sole splende sul pavè di piazza del Calendario e sbarluccica sui vetri neri del palazzo DB1.

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Il tavolo dei Cooperatori

Non mi ricordavo più la sensazione di sedere ad un tavolo di cooperatori, di quelli veri.

Sinceramente, non me lo ricordavo più e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla sensazione della riscoperta di una cosa che per tanto tempo ha avuto così tanto senso e sembrava averlo perso completamente.

Una mail, due telefonate, ed eccomi lì, in un birrificio a Parabiago con una lista in cui scegliere tra almeno duecento birre, seduta ad un tavolo dove quello che c’è sul tavolo conta quasi zero. Tre ore di conversazione viva e fitta in cui la cena è solo il contorno necessario per non morire di fame e non l’oggetto della serata.

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