Dal greco ὀξύμωρον (ὀξύς ‘acuto’ e μωρός ‘ottuso’), l’ossimoro spiega da sé il suo senso ed il suo uso: consiste nell’accostamento di due termini antitetici in una combinazione che crea un originale contrasto, ai limiti del nonsenso. L’ossimoro in sé, in effetti, è un ossimoro.
Andare
C’è una nuvola, in cielo.
Copre giusto la luna. Giusto la luna e il sorriso della stregatta.
Poi se ne va, perché soffia forte il vento del Nord. E la spazza via.
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un grammo di angoscia
Apri gli occhi di colpo. Sussulti: sei sveglia.
Una mano fredda e ossuta stringe forte lo stomaco e sale verso il collo, il cuore ha il battito accellerato, l’aria è rarefatta.
Non respiri bene.
Chiudi gli occhi. Forse se li tieni chiusi, va via.
Ma così è anche peggio.
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fotogrammi, parole, vino, melodie
Un testacoda.
In tanti sensi.
Un testacoda, un momento di panico, e il vaso di Pandora che si rompe e ci rimane dentro solo la speranza. Tanto per cambiare.
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Dieci anni
*** da leggere ascoltando l’Hallelujiah di Elisa ***
Dieci anni, e tutto quello che rimane è una catasta di legna.
È tutto affastellato in buon ordine o appoggiato a caso?
È costruito o solo accumulato?
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Quattro giorni
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Uno.
La colonna sonora è tutta di Nina Zilli, che mi accompagna in autostrada facendomi cantare a squarciagola, visto che non mi sente nessuno.
La coda, la solita maledetta coda a Masone, ha cotto per bene la mia pelle e il pelo di Chopin che, chiuso nel trasportino, non ne può davvero più, nè del caldo nè di me che canto.
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