Antologia della fantascienza

Febbraio di un anno bisesto, settimana con un martedì palindromo, preceduta da un venerdì diciassette: la fantascienza è ordinaria, in date siffatte.

E di colpo fanno tredici gradi al sole, dopo i meno dieci dei giorni scorsi, il sole splende sul pavè di piazza del Calendario e sbarluccica sui vetri neri del palazzo DB1.

Leggi l’articolo completo

Lascia un commento

Archiviato sotto Racconti

Il tavolo dei Cooperatori

Non mi ricordavo più la sensazione di sedere ad un tavolo di cooperatori, di quelli veri.

Sinceramente, non me lo ricordavo più e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla sensazione della riscoperta di una cosa che per tanto tempo ha avuto così tanto senso e sembrava averlo perso completamente.

Una mail, due telefonate, ed eccomi lì, in un birrificio a Parabiago con una lista in cui scegliere tra almeno duecento birre, seduta ad un tavolo dove quello che c’è sul tavolo conta quasi zero. Tre ore di conversazione viva e fitta in cui la cena è solo il contorno necessario per non morire di fame e non l’oggetto della serata.

Come facevo tanti anni fa, così tanti che neanche ricordo quanti, mi sono trovata sola, unica al tavolo ad essere dotata delle famose competenze manageriali che al not for profit fanno tanta impressione e che tanto mancano, con tre ‘tecnici’ del sociale pieni di idee ricche, confuse e a tratti irrealizzabili, che però stavolta, a differenza che nella mia esperienza passata, sembravano prendere davvero in considerazione il mio parere professionale.

Beh, forse anche io sono cambiata in questi anni. Credo, spero, di essere cresciuta e di aver imparato a moderare il rigore e il trasporto. Sono quasi convinta di aver appreso come passare dei concetti al limite dello sconosciuto senza sembrare nè pazza nè saccente.

Io, la fighetta bocconiana con il master in economia e gestione delle aziende non profit, che  sono sempre stata guardata di traverso dagli ‘psico-socio’, come mi piaceva chiamarli.

Al tavolo dei Cooperatori stasera c’era un tecnico che faceva da guida teorica al gruppo, incanalando la conversazione nei binari e tenendo il punto, e due teste brillanti e fervide di idee che snocciolavano immagini, pinzimoni di azioni e punti di vista, approfondendo fiduciosi anche i temi più spinosi.

Abbiamo parlato di speranze, idee e possibilità, dell’ipotesi di lavorare per dare a qualcuno un futuro migliore.

Abbiamo parlato di territorio, di radicamento, di partnership, di godimento (più che di sfruttamento) delle relazioni fruttuose con il profit.

Abbiamo parlato di realtà e di logistica, di aspetti operativi di di angolature ideali.

Abbiamo parlato di obiettivi, risultati attesi e beneficiari diretti e indiretti, di azioni, di budget e di rendicontazioni ben progettate. Abbiamo discusso di contributi a fondo perduto, di cofinanziamento e di prestito, di Banca Prossima, di finanza etica, di concessioni trentennali di beni pubblici da sfruttare per costruire un luogo per la comunità, di protezione della fragilità individuale e di promozione della coesione sociale.

Dopo tanti anni, mi sono sentita di nuovo a casa. Mi sono sentita di nuovo nel mio elemento, in un contesto in cui davvero posso mettere a disposizione quella folle e sterminata competenza che ho costruito lavorando e studiando e che uso così poco, ultimamente.

Sono stata contenta di ritrovarmi a discutere di spazi possibili e di ipotesi realizzabili, anche se difficili, e mi sono sentita accettata e valorizzata.

Mi hanno chiesto ‘chi sei’ e ‘cosa ci fai qui’ e ‘perché dovremmo darti retta’. Sono stata presentata, è vero, e che presentazione altisonante, ma mi sono sentita comunque in dovere di qualificarmi e di definire in poche parole le mie capacità e i miei limiti.

Sono rimasta, soprattutto, sorpresa di riconoscere la stima di una persona con cui ho lavorato tanto, in passato, spesso in conflitto ma sempre costruttivo, e di poterla finalmente apertamente ricambiare senza essere fraintesa.

Dal tavolo dei Cooperatori mi sono alzata piena di energia, anche se la giornata è stata lunga e intensa, e ho ricomposto in pochi minuti il senso di tanti anni di lavoro che sembravano semplicemente dispersi nel tempo.

Abbiamo sciolto la riunione con impegni seri e un’agenda per i prossimi lavori, parlando concretamente di studiare la fattibilità prima che discutere di compensi.

Sono contenta, contenta perché nell’ultima settimana di questo febbraio bisestile con un venerdì diciassette e una data palindroma ho ritrovato una passione che pensavo smarrita e il senso di tante cose che ho fatto sull’onda dell’entusiasmo di discutere attivamente con persone intelligenti e motivate, paritarie, che hanno solo tanta voglia di fare.

Che belli, i tavoli di lavoro, quelli della cooperazione vera e del sociale che non si piange addosso, ma accetta la sfida evolutiva del cambiamento e della competenza manageriale, che è l’unica che so offrire e che, come dice il viceministro all’istruzione, da sola non serve proprio a niente.

Lascia un commento

Archiviato sotto dal Guscio

incazzata blu

Sono arrabbiatissima con te perché usi i puntini di sospensione a sproposito.
E passi di qua e ricordi a tutti quelli che hanno voglia di leggere il Guscio che sei esistito, quando io non lo faccio. Non lo faccio perché tu non ci sei più, nella mia vita. Non ce n’è traccia, il che è già abbastanza spaventoso di per sé.

Leggi l’articolo completo

2 commenti

Archiviato sotto dal Guscio

La differenza tra Ali e An

Sei meno dieci di un venerdì mattina di gennaio, è buio, fa un freddo cane e fuori dalle finestre a quadrotti, a Melrose Place, si vede solo neve.

Annie saltella superattiva davanti al basculante del box, trafficando nel bagagliaio della Golf per farci stare borse, scarponi, spesa e vettovaglie, mentre gli sci sa già dove metterli, lei che ha “il tubo” dentro la macchina. Alice esce dalla porta tagliafuoco delle scale con un occhio aperto e uno chiuso, trascinando al suolo solo la borsa coi vestiti. Il resto, con intelligenza, l’hanno già messo in macchina ieri sera. Imbustata nella sua giacca rossa strettissima e molto vintage, chiamata cordialmente “il preservativo”, schiaccia il pulsante del telecomando per aprire il cancello automatico e si schianta sul sedile del passeggero, stropicciandosi gli occhi nel vano tentativo di svegliarsi.

Leggi l’articolo completo

1 commento

Archiviato sotto Racconti

Ho finito il libro e volevo dire grazie

Una mattina di aprile dell’anno scorso mi sono svegliata con un’idea, con questa storia, appena abbozzata, nella mia testolina bacata: ho messo insieme, senza motivo e senza preavviso, i ricordi dei miei due giorni a Budapest con Maria, che mai ero riuscita a raccontare in un diario di viaggio, e un post su Facebook sul Festival del Tango che si tiene lì in agosto. La mia testa ha frullato per tutto il giorno, poi sono tornata a casa e mi sono messa a scrivere. Leggi l’articolo completo

11 commenti

Archiviato sotto ***speciali per Chi?!, Alice

Climax discendente

Stasera sono tornata a casa, ho stappato il Rosso Etna che ha portato Lorenzo e acceso Lucio Dalla, chè avevo bisogno di consolarmi e coccolarmi.

Cosa sarà, che fa crescere gli alberi e la felicità?

Non lo so. Non l’ho mai capito.

Leggi l’articolo completo

Lascia un commento

Archiviato sotto dal Guscio